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Sistema dei Parchi del Lazio

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Calcata (Viterbo)

Denominazione abitanti: calcatesi
Etimologia: Il nome deriva dal verbo calcare con il riferimento ad una strada "calcata, percorsa"
Popolazione residente: 846 (M 413, F 433)
Densità per Kmq: 110,3
(dati Istat 2001)


Telefono: 0761 587021
Fax: 0761 587771


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La Storia

Un villaggio medievale a pochi chilometri da Roma. Solo in Italia può succedere che non si tratti di un paese ricostruito, ma di un vero e proprio centro abitato, arroccato come mille anni fa sull’alto di una rupe e chiuso nelle mura del suo castello. Calcata deve il suo fascino al fatto di ergersi su un vero e proprio scoglio di pietra vulcanica piantato in mezzo alla valle del Treja: costruirci intorno era impossibile, demolire il vecchio per far posto al nuovo, non conveniente. Sta di fatto che la cittadella ha conservato il suo sapore attraverso i secoli, e che adesso è stata scoperta dal turismo domenicale proveniente dalla capitale.

Calcata non è, nonostante l’invidiabile posizione, il centro più antico della vallata. O almeno, gli studiosi non sono in grado di rintracciare i resti etruschi e falisci tra le tante sovrapposizioni di grotte scavate nel tufo, di case fatte e rifatte centinaia di volte. Così, di epoca arcaica si ritrovane in paese solo un breve tratto delle mura e la cosiddetta “porta segreta”, il passaggio sotterraneo che dal lato occidentale della rocca scende fino a mezza costa e che deve essere servito agli abitanti per evitare le conseguenze degli assedi prolungati. Calcata compare nelle carte ufficiali a partire dal 700 d.C., quando viene inclusa nel novero delle fattorie che appartengono alla “domusculta” di Capracorum, cioè ad uno dei centri di produzione agricola creati da Adriano I per rifornire Roma di cibo. Seconda citazione del paese, in una donazione del castello all’Abate di San Gregorio di Roma, datata 8 marzo 974. A partire da quel momento, a Calcata si avvicenda una lunga lista di padroni e protettori fino alla cessione del feudo ai Sinibaldi nel 1180. Un nuovo passaggio di mano e Calcata entra nei possedimenti degli Anguillara. Ma il castello è in disfacimento e gli abitanti si trasferiscono nella vicina abbazia fortificata di Santa Maria.

In pieno rinascimento, nel 1432, il castello ritorna ai Sinibaldi, e poi di nuovo agli Anguillara, e così via fino al XIX secolo quando passa ai Massimo.

Nel borgo alcune case di tufo risalgono al 1200, le strade sono lastricate sin dal 1700 con grossi ciottoli di fiume, la piazza con la chiesa è di impianto rinascimentale ed il palazzo baronale, rimaneggiato tra il XVIII e il XIX secolo, è stato restaurato ed è ora proprietà del Parco. Nel paese vecchio vivono stabilmente circa 70 persone, in gran parte provenienti da Roma o da altri centri urbani – ma anche stranieri, tra americani, belgi ed olandesi – ed il resto delle abitazioni viene usato come seconda casa o affittato per fine settimana e brevi periodi ai turisti. I calcatesi, invece, si sono trasferiti sul pianoro sovrastante la rocca: il podestà di epoca fascista fece iscrivere Calcata, in virtù di una legge speciale per i centri terremotati della Sicilia e della Calabria, nel novero dei paesi da risanare, con il trasferimento degli abitanti in abitazioni non a rischio e il successivo abbattimento del paese. Solo negli anni Novanta, un decreto ha salvato Calcata dall’abbattimento coatto, ma ormai i vecchi abitanti se ne erano andati…